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– [ ] Un teatro. Un caffè letterario. Rotaractiani e Leo insieme con unico, comune, intento: quello di permettere ai presenti di immedesimarsi, per una sera, in tutti coloro che sono affetti da cecità. E per consentire ciò, quale luogo migliore del Teatro Summarte? Sono le 21.15. Veniamo invitati a spegnere i cellulari. Il percorso al buio può iniziare. Prima, però, bisogna suddividersi in gruppi e mettersi in fila indiana. “Mano destra sulla spalla della persona che ti precede”. Una galleria buia ci separa dal teatro vero e proprio. La percorriamo a piccoli passi e più proseguiamo, più perdiamo la percezione dello spazio che ci circonda. Cosa avete pensato, voi, in quel momento? Sicuramente vi avrà accompagnato il timore di cadere, ad ogni passo. Qualcuno avrà attutito questo timore cercando sostegno in colui o colei chi lo precedeva. Ad un certo punto la fila indiana si ferma. C’è chi, scherzando, grida di fare attenzione ai gradini. C’è chi a questa frase si impaccia. C’è chi, invece, non si lascia intimorire. Ed ecco che, dopo pochi secondi, accorre una persona alla quale, a causa del buio, non riusciamo ad associare un volto, un nome. Non è una persona qualsiasi, è un non vedente che in quel momento si trova nel suo Habitat, un habitat che molti di noi, fino a poco tempo prima, ignoravamo. Lasciamo che siano la sua voce e la sua mano a guidarci verso il tavolo. Ci sediamo. È cosa nota che, in ogni teatro, lo spettacolo inizia nel momento in cui, spente le luci, il sipario si apre. Questa volta, nessuno dei presenti ha avuto reale contezza che lo spettacolo era iniziato e che gli attori, protagonisti indiscussi della serata, eravamo noi e, con noi, le nostre sensazioni. Quanto conta la forma nella nostra vita? C’è chi, nonostante conferisca alla sostanza il giusto peso, ritiene che essa giochi un ruolo fondamentale. L’ errore che delle volte si commette, purtroppo, è quello di farsi ingannare dalla percezione visiva dell’altro, focalizzandosi solo sulla sua immagine, tralasciando il resto. Abbiamo voluto invitarvi a fare l’esatto contrario e darvi, quindi, la possibilità di interagire con i presenti in un modo insolito o semplicemente diverso dal comune e scoprire “forme” alternative rispetto a quelle frutto di un impatto visivo. Volevamo che rifletteste ancora di più su quanto siamo fortunati ad avere la possibilità di cogliere la realtà che ci circonda con i suoi colori e quelle sfumature che nemmeno i Vedenti, presi dalla loro quotidianità sono in grado di “vedere”. Ci auguriamo che il nostro messaggio sia stato colto e che l’ esperienza vissuta sia stata, per voi, fonte di arricchimento.

Un ringraziamento caloroso va a tutti coloro che hanno partecipato alla serata. Ringraziamo il Leo Club Pomigliano, nella Persona di Victor Vernelli e tutti i suoi soci, per aver creduto, fin da subito, nell’obiettivo che ci eravamo prefissati. La nostra unione è stata la vera forza. Un ringraziamento particolare va, poi, ai soci dell’Uici, alla quale è destinato il ricavato dell’evento, per la preziosa collaborazione. Infine, ma non per minore importanza, ringraziamo Il Summarte, Teatro del Buon Gusto, nella persona di Marco Panico, per aver accolto con entusiasmo la nostra iniziativa ed averci consentito di concretizzarla.

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Data : 03 Mar 2019

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